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Solitudine

La solitudine un dolore dell’oggi a spirale decrescente possibile anche nella persona seduta accanto a te

Il tributo fisico e psicologico della solitudine in tutto il mondo è significativo. Secondo un sondaggio, il 22% degli statunitensi e il 23% dei britannici ha ammesso di provare spesso o sempre sentimenti di solitudine, prima della pandemia. Nel mese di ottobre 2020, addirittura il 36% degli statunitensi si sentiva “profondamente solo”.

Cos’è la solitudine

Ricerche

Soluzioni

La solitudine _ Beatrice Sperindè B.S.

Cos’è la solitudine

Essere isolati, con scarsi legami sociali, o anche sentirsi soli, nonostante si viva in contesto sociale adeguato, è forse la condizione fisica più dolorosa e anche più pericolosa per la salute umana.  Chi si sente solo vive costantemente in uno stato di allerta, teme il giudizio altrui, la paura del rifiuto, provando sensi di colpa e mancanza di prospettive. Attraverso silenzi e momenti di isolamento, comunica al mondo esterno la propria necessità di ascolto, calore umano, accettazione e presenza fidata.

È un meccanismo di difesa. L’isolamento emotivo non è casuale ma spesso deriva da traumi passati. Pertanto, chi si trova in questa condizione ha bisogno di certezze e stabilità nel rapporto con gli altri.

La solitudine è una condizione soggettiva nascosta, diversa dall’isolamento sociale che è obbiettivo. È la persona stessa che dovrebbe comunicare il suo stato interiore. Il desiderio di legame è presente.

Se persistenti i sentimenti di solitudine possono causare cambiamenti nel cervello, creando un circolo vizioso che ostacola la capacità di fidarsi e stabilire contatti con gli altri.

Ricerche

Un esperimento condotto qualche anno fa presso la stazione polare Neumayer III, vicino alla piattaforma di ghiaccio Ekström in Antartide, si è concentrato sullo studio della solitudine. Un team di scienziati tedeschi ha voluto verificare come l’isolamento sociale e la monotonia ambientale influenzassero il cervello delle persone durante lunghi soggiorni in Antartide.

Nel 2019, i ricercatori hanno descritto una riduzione del volume nella corteccia prefrontale, situata nella parte anteriore del cervello dietro la fronte, responsabile principalmente dei processi decisionali e della risoluzione dei problemi. I soggetti socialmente isolati presentavano anche livelli più bassi del fattore neurotrofico di derivazione cerebrale, una proteina che favorisce lo sviluppo e la sopravvivenza delle cellule nervose nel cervello.

Ulteriori studi hanno dimostrato che la solitudine cronica porta a significative modifiche cerebrali che aggravano il problema nel tempo.

Le neuroscienze indicano che la solitudine non è causata dalla paura o dalla mancanza di opportunità sociali, ma piuttosto da situazioni di stallo generate dai nostri circuiti cerebrali e dal nostro comportamento. Da un lato, l’individuo desidera il contatto fisico e umano, ma dall’altro lo percepisce come inaffidabile, giudicante e poco cordiale: motivo di pericolo. Questo dualismo porta ad un allontanamento consapevole o inconscio. Ricerche sulla solitudine confermano una modifica del nostro pensiero.

Soluzioni

Il cervello ha bisogno di essere riprogrammato attraverso comportamenti positivi per eliminare i bias negativi che si sono sviluppati in seguito a eventi traumatici. Nelle situazioni di paura, l’attenzione tende a focalizzarsi su azioni negative e pericolose, pertanto è importante indirizzarla anche verso comportamenti positivi al fine di creare emozioni e associazioni favorevoli. La rieducazione mentale e fisica consente progressivamente di recuperare fiducia nelle relazioni umane e nel contatto con gli altri.

Infine, è auspicabile un cambiamento e una maggiore consapevolezza dell’umanità. Dobbiamo prestare maggiore attenzione a questi stati emotivi umani che stiamo affrontando quotidianamente.

I miei dipinti

Beatrice Sperindè _ B.S.